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LA SOFFERTA MEDITAZIONE DI UN QUADRO
 
     La pittura di Carla Cantatore si inserisce in un processo estetico e culturale con caratteri originali, che fanno pensare alla maturazione di una svolta importante: l'arte non è più rappresentazione cromatica della realtà come all'epoca dell'impressionismo, né tanto meno descrizione di esigenze della grande committenza come nei lunghi secoli della tradizione classica, ma nello stesso tempo non è fuga in avanti, come nell'esperienza astrattista. Al contrario, è interpretazione della vita quale problema; e quindi, spunto filosofìa), oltre che estetico. Lungi dall'insistere su schemi iterativi che sono pratica ricorrente di troppi conati artistici, come se il messaggio espressivo potesse essere banalizzato alla stregua di qualsivoglia "spot" promozionale, la ricerca di questa pittrice di origine genovese e residente a Roma, nel cui linguaggio non mancano spunti mutuati da una decisiva formazione artistica napoletana, accetta i valori metodologici della tradizione quali il rigore compositivo ed il cromatismo della luce ma raffigura simbolicamente la realtà, consapevole del limite fisiologico imposta alla sua rappresentazione, rifuggendo da ogni suggestione astratta.
Le opere di Carla Cantatore evidenziano la perenne antitesi fra la spiritualità e l'immanenza, il razionale e l'emotivo, l'eterno ed il transeunte, senza indicare risposte, per forza di cose, dogmatiche, ma ponendo una serie di domande sul senso della vita e sul destino umano.
Vi si coglie un'interpretazione che sembra far emergere le contraddizioni dell'anima, se non addirittura della psiche, in tutta la loro drammaticità: ad esempio, una figura nuda femminile al cospetto di un tramonto essenzializzato evoca pensieri di timore dell'ignoto, ma anche di suggestiva contemplazione dell'infinito, ovvero del nulla.
Altrove composizioni più dichiaratamente geometriche (come il tappeto rosso della stanza squadrata) che simboleggiano l'antico dissidio fra spirito e materia, manifestando una padronanza pulita e precisa della tecnica, ma sottintendendo una meditazione sofferta del quadro, già prima della sua realizzazione, a conferma, appunto, di una sensibilità artistica ed umana senza dubbio originale.
La pittura contemporanea, perdute le caratteristiche prescrittive della committenza proveniente dal potere politico o dal mecenatismo, od anche quelle, più recenti, della riproduzione, in quanto soppiantate dalla fotografìa, sembra rivolgersi, negli interpreti non stereotipi, per indagare le profondità dell'animo; e quella di Carla Cantatore è una dimostrazione precisa, se non anche sofferta, di questo assunto. Essa contiene, verosimilmente, la propensione alla soddisfazione di esigenze personali, che d'altra parte sono ormai diffuse, e tendenzialmente universali, come ha sottolineato Robert Hughes nelle conclusioni del suo studio sull'arte moderna. È logico che la Cantatore, usando con familiarità il fattore cromatico, tenda a proporre opere in grado di essere apprezzate da tutti, secondo i canoni classici dell'estetica. Tuttavia, non è questo, per quanto parimenti essenziale, il punto basilare del suo linguaggio pittorico: ciò che ne definisce l'originalità è, piuttosto, l'espressione di un bisogno culturale, o meglio filosofia), tipico di ogni potenzialità umana, ma coartato sempre più spesso, nel mondo contemporaneo, da un tipo di vita che lascia spazi marginali all'arte, e prima ancora, alla nostra capacità di interrogarci sui destini dell'uomo.
Valeriana Lazzari